GIACOMO CERRAI
Uno dei tanti inverni
si osserva - da qui -
il rallentamento delle linfe,
dell'acqua che scorre
su cortecce - inutile -,
si osserva la corsa corta
della luce, nei cortili,
l'urto di ombre.
L'inverno non è una metafora.
Sembra piuttosto un memento,
un foglietto d'appunti che galleggia
in pozze, e si perde
nel disfacimento delle fibre.
Qualsiasi cosa fosse,
ora ritorna in polpa.
Non resta – ora - che affidarsi al corpo,
a quelle sinapsi che a volte funzionano
come una scadenza
o cercare a volte
forse un calore interno,
proprio rasente i muri.
Oppure dimenticare e basta,
che forse non era importante,
come uno dei tanti inverni freddi.
feb. ’08
la primavera torna sui suoi passi
come chi ha perso,
per un colpo di vento,
il suo cappello…
Niente di inusuale: rocce
perseverano il loro stare,
muschi indicano ancora un nord
eventuale, come un procedere
antico e preumano.
La natura scava fosse,
esistenze precipitano in esse marginali
come pioggia insistente.
In panorami lenti
conversano rami e nuvole,
attraversando pupille e ossa
come un fantasmagorico riflesso.
Essere qui è un dato empirico
o parte indifferente
d’un occhio,
ogni direttrice è sogno
d’un reticolo denso
di ragioni, sogno
d’un centro possibile.
In questi ripensamenti del divenire
c’è una trasparenza dei ruoli,
la fissità di ciascuno sullo sfondo.
……
Questo è l’unico linguaggio
che ci è dato.
E l’uomo non è che uno
dei significati possibili.
apr. ’08
Esordio dell’anno nuovo
il primo minuto della prima ora
già attraversa la neve.
Senza lasciare orme, come
un mattutino a piena voce,
perso nell’aria ghiaccia. Avviene ora
la prima consunzione di promesse.
Proprio qui, nel buio, proprio nel momento
in cui promettere è anteporre il futuro,
disporre della tisi dell’ignoto.
Avviene ora il richiamo
di possibili scelte, di invenzioni.
Lo scivoloso ripassare strade
dove avremmo potuto.
Ora il paradosso
di avere acceso fuochi,
adornato l’inverno…
Il primo minuto della prima ora
(sebbene cum laude e a piena voce)
allinea le cose migliori sulla soglia,
attraversa la neve, senza peso.
Lo inghiotte il primo mattino
circostante.
gen. ’08
gran parte dell’estivo
nascondersi,
dismettere le parole o il solo
pensare
scivolando sotto un tempo incorruttibile
d’infanzia
l’occhio perso del pesce indifferente
nel cerchio chiuso
la bolla di calore e cielo
e file precise degradanti
allo zero orizzonte
mete inarrivabili
calici cui non potremo
sottrarci...
sbiadiscono nel vortice
pigre domande di sale
rispondono in ritardo come
spose incerte
molte di quante cose potemmo
decifrare…
10/08/2008
Giacomo Cerrai è nato a S.Giuliano Terme (Pisa) nel
