Modica quantità di idee da centellinare nel tempo, da diluire
con algidi atteggiamenti da fiori impollinati da distribuire
in genuflessioni e circonvenzioni di incapaci, è il massimo
che il tempo del sale colorato può concepire. Le capriole
delle bambine del circo tracciano piste di orme mani/piedi
e attendono un doveroso applauso dalla platea in coprifuoco
in un susseguirsi di voci e fiati da sussidio. Le piccole fatine
vendono scalpi e scampoli di cotone scaldandosi a un fuoco
nutrito di plastica e detersivo e contendono il mais ai colombi
con schiamazzi e piume galleggianti. Con la maschera sanitaria
strappano un respiro animali spelati con occhi prominenti
e artigli anchilosati e d’un fiato nel desiderio ingoiano litri
di vino e fiumi in piena. Hackers, acari ed ascari compongono
catene di solidarietà controllati a vista da pastori tedeschi
e mastini napoletani pronti a sbranare il globo, a strappare
arti e chiome nerofumate. Venditori di condor e allodole
attossicano di ciarle il fumo denso dei polmoni e risolini
da ebeti diabetici propinano pentoloni di acqua, farina e sale
ai viandanti affrettati, di corsa verso il disastro prima che sia
troppo tardi, prima che le foglie cadano lastricando cuori
artificiali e melanconie romantiche da sentimenti scaduti
ipotecati e segnati in qualche bando da urlare nella nebbia.
La bellezza straziante della morte passa senza strazio
da un albero all’altro come una sgraziata femmina di merlo
fischiando con sirene a lutto – e tu ridi nella gabbia idiota
della modica quantità di idee, nell’overdose di globuli bianchi,
costruendo piccoli agi stagionali da rondine in migrazione!
Soli a marcire in questa marcia, stanchi prima di qualsiasi salita,
con le parole decomposte e gli affanni dei sentimenti a vuoto…
