Tra nebbia e fango

Alla negazione della libertà, e perfino della possibilità della libertà, corrisponde la concessione di libertà atte a rafforzare la repressione. Herbert Marcuse
domenica, 23 novembre 2008

Si chiamava Vito, aveva diciassette anni

vito_scafidi

Si chiama Vito, ha diciassette anni, sogni e paure dei diciassette

anni, Vasco Rossi a palla e fede bianconera, diciassette anni

e la scuola e il calcio e la gita forse in Spagna e diciassette anni

per costruire in un liceo un sorriso un sogno di calcio e musica

e un amore, sì un amore, forse segreto, forse nascosto, da arrossire

allo sguardo da chewing gum, al sorriso in costruzione, un amore

da palpiti diuturni che si insinua nelle righe di una poesia, nel tackle

del difensore rude e tenero nello scusarsi, un amore che ti toglie

il sonno e ti disegna la vita. Vito ha diciassette anni e molti altri

da spendere nel vivere. Vito sa e non sa come i ragazzi del liceo,

Vito è vita in divenire. Sa che nel pomeriggio gioca a San Siro

la sua Juve, sa che forse è possibile l’aggancio… Ha solo diciassette

anni e sa, perché a diciassette anni lo si sa, che una partita non è solo

un prendere a calci una palla, è un misurarsi con illusioni e delusioni,

è uno scalare l’Everest e lanciarsi in parapendio verso il campo base,

verso villaggi che galleggiano tra le gole strette dell’Himalaya prima

di sfociare in città urlanti nella festa, è un conoscere una vetta che si nega,

come una ragazza, come un tabù. Vito ha diciassette anni e non sa

che il mondo gli crollerà addosso, il mondo in costruzione, il mondo

dell’adolescenza, il mondo dei passi rapidi, degli sguardi complici

o desolati. Vito è sotto le macerie e lascia tra il pietrisco bianconeri

slanci, l’urlo di Blasco e quell’amore che c’è sempre a diciassette

anni, e gli affetti veri, semplici, diretti e vivi – una famiglia

tra i pensieri e mille sorrisi e carezze – e Vito là resta senza vita,

per sempre vivo, giovane che non invecchierà, giovane sottratto

allo smacco degli anni, giovane sottratto al desiderio della vita.

“È l’ennesima tragica fatalità” – ma non credetegli – è l’ennesima

vita strappata alla vita che poco conta nel novero delle cose, un costo

abbattuto, un dolore che attraversa le coscienze e le carni prima

di aprire il vuoto in cui il potere, ogni potere ci getta. Molti, Vito,

in questi tempi parlano di sprechi e tagli, molti, troppi piangono

a telecamere accese, e si apprestano a tagliare e tagliare ancora

tanto non costano nulla le lacrime di circostanza e le fatalità sono

sempre in agguato, e un ingegnere che certifica sicurezza si trova

sempre, e qualcuno che tace per comodo e vigliaccheria pure.

Si chiamava Vito, aveva diciassette anni, sogni e paure dei diciassette

anni, le parole di Blasco e un sogno bianconero. Vito non corre più

dietro un pallone, Vito corre con chi corre e si abbandona al vento.

postato da enricocer alle ore 18:13 | link | commenti (6)
categorie: poesia, scuola, vasco rossi, società, enrico cerquiglini, vito scafidi

Commenti
#1   23 Novembre 2008 - 19:10
 
morire così, a 17 anni, in una SCUOLA, in una scuola che dovrebbe educare per la vita e non fare morire i nostri figli. è una vergogna per tutto il paese. quante sono le scuole sicure? se ce ne sono di non sicure allora che si chiudano immeditamente. prima che accada l'irreparabile e non dopo. antonella
utente anonimo

#2   23 Novembre 2008 - 19:11
 
Fato sciagurato: un ragazzino morto tutti gli altri illesi. Che dolore per me che sono una prof. di liceo, in strutture non dissimili da questa che è crollata. Immagino perfettamente la dinamica del caso, che ha colpito Vito come vittima sacrificale...e pensa al dolore e, nella pena della compassione, anche al sollievo dei genitori di chi non è morto sotto le macerie.

erminia
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#3   23 Novembre 2008 - 19:53
 
Non è MAI fatalità: è incuria, disattenzione, cecità, superficialità, pressapochismo, distrazione, indifferenza, rassegnazione, routine; sono le scuole all'ultimo posto, le priorità che sono altre, i tagli, la politica, i politici, i ministri; e noi, che non urliamo per lo scandalo, la rabbia e la vergogna che fanno le parole di chi, di fronte a Vito che non c'è più, parla delle briciole in finanziaria come risoluzione, come rimedio, come buon governo... ma se crollano le scuole, crolla il Paese.
utente anonimo

#4   23 Novembre 2008 - 22:05
 
Mi unisco a te Enrico, nel ricordo di questo giovane sconosciuto, morto quando ancora tutto per lui era speranza, stroncato in un attimo da una morte inutile avvenuta non per caso. Nicoletta
utente anonimo

#5   24 Novembre 2008 - 07:43
 
articolo molto sentito, enrico, grazie...chi lavora nella scuola sa benissimo in quali situazioni di rischio anche grave possono vivere i nostri ragazzi, rischio che è inversamente proporzionale al peso che in questo paese si da all'istruzione, alla ricerca, al futuro, rischio di cui furbescamente, come al solito, si da la responsabilità (quella penale) a chi non ha nè potere nè soldi per provvedere, mentre la responsabilità politica, sempre tirata in ballo, non paga mai.
un abbraccio
G.Cerrai
utente anonimo

#6   25 Novembre 2008 - 15:30
 
Ho commentato questo toccante testo sul blog di Marotta che l'ha ripreso.
Grazie Enrico per il tuo impegno. Da padre ed insegnate so che senti la cosa moltissimo.

Un caro saluto

Luca Ariano
utente anonimo

Commenti

Chi sono

Utente: enricocer
Nome: Enrico Cerquiglini
Sono nato a Montefalco (PG) nel 1962, vivo a Gualdo Cattaneo (PG). Sono tra gli organizzatori del Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”. Miei scritti sono apparsi in diverse riviste, anche straniere, e in atti di convegni. In poesia ho pubblicato: Le correnti della landa, Roma, Gabrieli, 1982; Vendette azteche, Udine, Campanotto, 1994, Ballate B.I.T., Perugia, Grafiche 84, 1997, Tra nebbia e fango, Udine, Campanotto, 2006 e Fine attività (damnatio memoriae), Lulu, 2008. Altre pubblicazioni: Pier Paolo Pasolini - Uccellacci e uccellini (Dalla sceneggiatura alla realizzazione cinematografica), Udine, Campanotto, 1996 (saggistica) - La voce dolce di resa, Ascoli Piceno, Stamperia dell'Arancio, 2000 (antologia), Vicino alle nubi sulla montagna crollata, Udine Campanotto, 2008 antologia curata insieme a Luca Ariano), Lacerti critici, Lulu, 2007 (saggistica). e-mail: enricocer@libero.it Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

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