
È uscita l'antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata presso Campanotto editore curata da Luca Ariano ed Enrico Cerquiglini con prefazione di Leonardo Mancino e un’intervista in esclusiva a Paul Connett.
La prima presentazione ufficiale avverrà a Bologna sabato 12 aprile all' Arteria, Vicolo Broglio 1/e nell'ambito del Laboratorio Internazione di Poesia Sperimentale è organizzato da Alessandro Ansuini, Matteo Fantuzzi e Luca Paci. La presentazione inizia alle 14,00 e letture si susseguiranno per tutta la durata dell'evento fino alle 23,00.

Di seguito la prefazione:
Una terra di canti e disincanti
Luca Ariano e Enrico Cerquiglini
Il mondo è non è più lo stesso che i nostri antenati hanno conosciuto. Un secolo di tecnologia ha cambiato il volto di ogni cosa: lavoro, cultura, economia, città, campagne. Questo cambiamento, così repentino e spietato, sta rimuovendo il Passato. Ne cancella con cura certosina ogni traccia che non può essere tradotta in denaro. Si salva solo ciò che può essere utilizzato per creare business e quindi nientificato nel suo essere.
L'inquinamento ha ormai raggiunto livelli esasperati. Gli scienziati quasi unanimemente – nonostante vi siano alcuni scienziati vicino a nicchie di potere e Multinazionali che negano – concordano nell'imputare all'intervento dell'uomo il cambiamento climatico che è avvenuto negli ultimi due secoli (dall'avvento della Rivoluzione industriale) e in particolare negli ultimi decenni. Non casualmente l'Italia è il Paese più colpito da questo sensibile innalzamento di temperatura. Alcuni hanno dato la colpa al surriscaldamento del Mare Mediterraneo (fenomeno però che in maniera così netta non ha colpito altri Paesi come Francia e Spagna bagnati dallo stesso mare). Questi i punti salienti messi in evidenza dal Ministro dell'Ambiente italiano in occasione della Conferenza alla Fao del 12 settembre 2007:
- Già ora la temperatura in Italia è aumentata quattro volte di più che nel resto del mondo: 1,4 gradi negli ultimi 50 anni mentre la media mondiale è di 0,7 gradi nell'intero secolo.
- Già ora le piogge diminuiscono (il 5% nell'ultimo secolo, oggi ci sono 14 giorni di pioggia in meno ogni anno nel sud), gli episodi di siccità si moltiplicano, la desertificazione sta diventando un problema non solo per
- Aumenta il rischio idrogeologico soprattutto nell'Appennino meridionale e in parte di quello settentrionale, oltre che nelle Alpi occidentali: le zone più a rischio sono in Calabria, Campania, Liguria e nelle Langhe.
- Risorse idriche: i nostri ghiacciai alpini hanno perso metà del loro volume e il 30% della loro superficie in meno di un secolo. Il Po, come tutti i fiumi italiani, sta subendo riduzioni progressive delle portate medie mentre aumenta la variabilità tra piene e secche
- Mare: un chilometro su 3 delle nostre coste basse è in arretramento e 33 aree costiere rischiano di essere sommerse dal mare nei prossimi decenni, la biodiversità marina, così come quella terrestre, cambia e nuove specie aliene si stanno insediando nel Mediterraneo.
* Salute: un incremento dei decessi in Europa, a causa delle ondate di calore valutato tra 8 mila e 12 mila persone per anno e per ogni grado centigrado di aumento della temperatura media (DATI UE, PESETA).
Dopo avere suscitato, come logico, scalpore presso gli organi di stampa ed i mass-media per qualche giorno tutto pare essere stato digerito e metabolizzato in fretta – come sempre accade nel nostro Paese – e l'opinione pubblica, la politica, gli intellettuali sono andati avanti per la loro strada come se nulla fosse, come se tutto fosse normale.
Non a caso il Nobel 2007 per
E in Italia come stanno realmente le cose? Come citato sopra dal Ministro dell'Ambiente il cambiamento climatico è ormai talmente lampante che sarebbe impossibile non accorgersene eppure ogni giorno vediamo il sorgere di nuove abitazioni, che spesso rimangono invendute, dove vi erano campi, boschi, risaie, ecc.
Siamo letteralmente sommersi di rifiuti che non riusciamo a smaltire. Ogni giorno comprando beni alimentari al supermercato siamo riempiti di contenitori di plastica, di borse di plastica, carta ed altri materiali per conservare gli alimenti che non sappiamo più dove mettere. Anche in quelle città dove avviene la raccolta differenziata spesso ci si accorge che le strade sono piene di rifiuti accanto ai cassonetti. Per non parlare poi dell'endemico problema dei rifiuti al Sud d'Italia.
Sintomatico è anche il caso degli incendi che da oltre trent'anni devastano la nostra Penisola ma non solo (si vedano per esempio gli incendi dell'estate
Siamo forse non ancora ad un punto di non ritorno, ma poco ci manca. Penso al caso degli antichi abitanti dell'Isola di Pasqua (Rapanui) che nel giro di pochi secoli hanno distrutto tutte le risorse della propria isola e questo ha portato a lotte fratricide e alla loro estinzione. Ci avviamo verso una catastrofe di tale portata?
Come si sta ovviando a questo problema? La politica e i governi come hanno intenzione di intervenire? Le aziende hanno un controllo da parte di qualche organo nella produzione di tali materiali? L'opinione pubblica come reagisce?
Le campagne italiane si stanno popolando di agriturismi, di country house, di residenze estive ricavate da vecchie case contadine ristrutturate. Questi interventi snaturano completamente le strutture originali e contribuiscono a distruggere anche la memoria di un mondo che ha subito un genocidio assecondato da classi dirigenti quanto meno incoscienti e succubi al potere economico emergente. Delle campagne, del mondo contadino, resta solo un ricordo trasmesso oralmente dai vecchi – ricordo destinato a svanire in pochi anni – dopodichè il nulla. Tutto sarà rimosso, relegato al massimo ai libri di storia, allontanato definitivamente dalla realtà. Questa scomparsa – tacitamente accettata e voluta da tutte le parti politiche – non trova nessuna resistenza, nemmeno da coloro che dovrebbero rappresentare la parte migliore del paese: gli intellettuali. Nessuno che alzi la voce per difendere il nostro paesaggio urbano, nessuno che si indigni e denunci quanto avviene. Tutti sono presi dalla smania di far carriera, di scavalcare il tale nel tal concorso universitario o letterario, nell’ottenere una recensione sul giornale più diffuso o sulla gazzetta letteraria, ecc. E questo rende timorosi, attenti a non sfidare la suscettibilità di politici di turno, di baroni, di imprenditori, di multinazionali, di affaristi essenzialmente ignoranti, rozzi e privi della più elementare cultura antropologica. Né le giovani generazioni di intellettuali mostrano di invertire la rotta dei padri, anzi, il più delle volte si distinguono per cinismo, per arrivismo, per rampantismo e rampicantismo, per innate capacità parassitarie e per un’assoluta mancanza di dignità e autonomia. Sono presi nelle gabbie costruite dai padri e usano strumenti ancora più affilati per offrire il proprio appoggio ai potenti di turno. Si distinguono per conformismo anticonformista, per il tono apparentemente libero che sta a indicare quale grado di subalternità rappresentino.
Nel frattempo l’Italia degenera, scompare, sostituita da mostri di cemento, da arterie di asfalto, da una speculazione autorizzata che rischia di portare al disastro generalizzato. E in queste brutture abbrutisce definitivamente un popolo, mostrando i segni di una decadenza, di una marcescenza senza ritorno. Chi può salvarci dalla distruzione del paesaggio e dell’anima? Chi può garantire la salvaguardia della memoria di un mondo rimosso? Chi può ascoltare il grido di milioni di morti che per migliaia di anni hanno coltivato la terra rispettandola e amandola, trasmettendoci un mondo vivo, che chiedono rispetto e memoria palpabile per il loro atavico sacrificio? Chi può salvare quel poco che resta del paesaggio rurale, dell’architettura rurale, per tramandare al futuro (se futuro ci sarà!) l’immagine di una cultura annichilita? Probabilmente nessuno.
Ora che la genetica interviene a distruggere ciò che l’uomo ha preservato e migliorato per migliaia di anni, tutto sembra destinato a perire – nel tutto anche l’Uomo. L’avvento del post-umano non necessita dell’Uomo.
Questa antologia è nata con spirito pasoliniano, mi spiego meglio. Il nostro obiettivo non è certo “scimmiottare” le battaglie politiche e culturali di Pasolini né osiamo considerarci suoi eredi o vediamo nella figura di Pasolini un profeta, solo vorremmo che quello spirito critico del poeta friuliano e di tanti altri intellettuali della sua generazione come Volponi o legati a quella stagione come Fortini, Vittorini, Alfonso Gatto ed altri fosse presente in questo lavoro. In questa stagione post guerra fredda, post muro di Berlino, post ideologie, post-post-post non guardiamo a certa ideologia con nostalgia o dietrologia (certe logiche oggi sarebbero impensabili) ma vorremmo che un tipo di intellettuale impegnato civilmente (nel senso di 'cives') e politicamente (sempre nel senso etimologico del termine 'polis') si affacciasse nel panorama attuale. Non siamo certo così ingenui da pensare che un'antologia (che non ha nelle nostre intenzioni valenza critica, ma di sensibilità verso una certa situazione) possa modificare nell'immediato le cose, ma ci piace credere, pensare e tentare di fare in modo che attraverso una poesia, un semplice verso qualcuno possa accorgersi che i poeti non vivono nel loro mondo, ma sono parte attiva e con la loro voce cercano di migliorare, far riflettere e cambiare le cose. Proprio in quest'ottica abbiamo inserito anche due nostre poesie, proprio perchè non di lavoro critico si tratta, bensì di testimonianza di dissenso e sofferenza verso la realtà contemporanea.
