Tra nebbia e fango

Alla negazione della libertĂ , e perfino della possibilitĂ  della libertĂ , corrisponde la concessione di libertĂ  atte a rafforzare la repressione. Herbert Marcuse
lunedì, 31 dicembre 2007

2008: il discreto fascino dell’ipocrisia

Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.

 

Avrei voluto continuare parodiando la celebre operetta morale del Leopardi, il serrato botta e risposta tra il Passeggere e il Venditore, ma ho preferito uscire dai rimandi letterari, dalle finzioni sovrapposte ad altre finzioni. Tutti sappiamo che il nuovo anno, il 2008, sarà peggiore del 2007 ma di certo migliore del 2009 che a sua volta sarà migliore del 2010 e così a seguire. Lo sappiamo tutti, eppure, con un’ipocrisia che sa di incoscienza innaffiata a volte da ingenua innocenza (“gli innocenti sono colpevoli”, Pasolini) continuiamo a rassicurarci che il nuovo anno sarà migliore, sarà pieno delle cose che più desideriamo ecc. ecc.

Il 2008 sarà caratterizzato dalle stesse scempiaggini che abbiamo visto negli ultimi anni: attentati pretestuosi e guerre pretestuose che tendono a mascherare il vero dramma del Terzo millennio: l’accaparramento delle risorse energetiche del pianeta per garantirsi la leadership mondiale per il prossimo cinquantennio. Logiche vecchie di secoli, ma oggi potenzialmente devastanti perché i sistemi di propaganda di questi anni sono incomparabilmente più potenti di quelli del passato e sono in grado di spingere l’umanità a una contrapposizione  mortale, neobarbarica e genocidiante mascherando il tutto in nome di qualche presunto dio che chiede sangue e distruzione, per ribadire una presunta superiorità celeste ed etica.

 

In Italia tutto continuerà sullo stesso binario. Avremo due schieramenti politici: uno di destra guidato da Silvio Veltroni e l’altro di destra guidato da Walter Berlusconi che si affronteranno senza esclusioni di colpi per garantire al capitale imperante tutte le garanzie necessarie per trarre profitti senza rotture di scatole e gestire la manovalanza (operai, commessi, impiegati, travet) come materia inanimata. Avremo scontri politici degni di guelfi e ghibellini, di Orazi e  Curiazi, di ateniesi e spartani per accaparrarsi in modo assolutamente spregiudicato le risorse del paese e svenderle alle multinazionali di turno. Avremo opinionisti che dalle colonne dei principali megafoni del potere economico e finanziario ci convinceranno che rinunciare a qualche diritto è un vantaggio per noi e ci spiegheranno dottamente che gli strumenti della forza e della guerra non sono da esecrare ma che anzi debbono essere ripresi e utilizzati per farci valere su scala planetaria e a chi si lamenterà per certi bruciori anali risponderanno che bisogna, purtroppo, risparmiare sulla vaselina. Gli stessi contribuiranno a creare un clima xenofobo per distrarre il pubblico (non più popolo) da crimini finanziari, economici, sociali e politici. Verranno esclusi dal rispetto delle leggi tutti coloro che intascano almeno un milione di euro l’anno essendo comunque, al di là dei crimini, volani della ricchezza del paese. Verranno valutate attentamente le posizioni dei mafiosi di seconda e terza generazione che dispongono di grandi capitali ma che si portano dietro un’antipatica nomea (le colpe dei padri non ricadono sui figli) e si studieranno sistemi societari e leggi per rendere rispettabili imprenditori i figli e i nipoti di mandanti e esecutori di omicidi e stragi mafiose, perché bisogna dimenticare il passato e guardare avanti e smetterla coi piagnistei legalitari. Nuovi e vecchi imbonitori sapranno costruire e stringere alleanze con chi da un secolo almeno amministra, garantisce l’ordine e l’economia di una parte consistente del paese senza perdite sostanziali di consensi.

Nel nuovo anno continueranno a morire operai come mosche e quando capiteranno morti di gruppo (almeno 5-6 in una sola volta) se ne parlerà in televisione con un senso di lucido fastidio poiché rubano spazio agli sciacalli dei crimini efferati, ai glutei-guance delle troiette dei potenti, alle battute idiote degli idioti prezzolati, allo sculettamento a fin di bene di missionarie del fallo.

Sentiremo presidenti lagnificarsi e alzare commosse voci e sindacalisti indignarsi prima di tornare al tavolo della spartizione degli avanzi e a mendicare piaceretti e piacerini, restando inflessibili nell’assecondare il volere di chi conta e canta.

Avremo speciali in prima, seconda e terza serata sul pericolo giallo, rom, albanese, rumeno, magrebino, islamico, induista ecc ecc con il fior fiore di esperti che elargiranno peti di saggezza sulle stragi del sabato sera, sull’uso di droghe tra i giovani, sull’orario di chiusura delle discoteche, sul degrado della scuola causato da pornoprofessoresse, ecc ecc.

Continueremo ad allevare figli grazie alla tatativù, grassi e/o rincoglioniti, con la testa piena di luci e flash e giochi, senza alcuna struttura ossea: figli deboli, vuoti, incapaci di pensare, annegati in alcol, griffe e droghe, bulletti ignoranti e violenti, incapaci di astrazione, sballottati da pseudoaffetti e terribilmente vuoti, incapaci di riempire il vuoto, capaci di tutto perché non hanno niente, oggetti nientificati consumatori di altri oggetti. Continueremo a fare i moralisti, senza avere una morale, senza un’etica, sicuri di potercela cavare perché più furbi, più spregiudicati, più ammanicati, più vicini e succubi dei detentori del potere.

Continueremo ateamente ad amare papi, cardinali, vescovi, preti e frati in nome di una tradizione di sottomissione feudale, in nome di un dio che sarebbe blasfemo scrivere con la maiuscola, un dio che può essere usato per giustificare crimini e misfatti, un dio sorretto da una teologia che genera terrore quando viene eretta a verità. E giù messe in diretta, cardinali opinionisti, laudatori del Signore di turno, tonache gonfiate dal vento della vergogna, esorcisti, croci d’oro e di diamanti, anni santi e processioni pasquali, corsi per curare gli omosessuali, filmati da diffondere sull’aborto, razionalità da sottomettere al pregiudizio-fede, ecceterando.

Continueremo a devastare il paese, cementificando anche l’anima, sventrando montagne e creando nebbie irrespirabili,città come camere a gas con ciminiere come ad Auschwitz. Esseri affamati di energia capaci di bruciarsi mani e polmoni per procurarsela, di bruciare i propri figli e il tutto con la solita ipocrisia ecologica (San Francesco, le oasi verdi, ecc) che porta a un programmatico rispetto delle leggi, dell’aria, dei fiumi, alla produzione di energia con il “carbone pulito” (sic!), con il nucleare, con colture dedicate… Tutto asservito alle logiche del capitale, delle multinazionali, del guadagno ad ogni costo, contro tutto e tutti.

Nella cultura avremo sicuramente la nascita di uno scrittore eterno (da consumare preferibilmente entro sei mesi) che emerge dal grigiore e che affermerà cose straordinariamente nuove, tipo: “l’Italia è un paese invivibile” oppure “ci salverà il genio italico” e giù millanta articoli sulle gazzette con filologi, cardinali e cardiologi a tessere lodi e intrecciare lauri. In realtà resteremo un paese senza lettere, senza scrittori capaci di leggere la realtà senza scimmiottare indecentemente star e starlette d’oltreoceano, rivendicando la tradizione di una lingua che non è mai stata viva, di una letteratura che ha dato lustro al mondo blaterando dantismi e petrarchismi.

Continueremo a produrre e non vedere film italiani girati male, recitati peggio, senza idee né dignità, orgasmandoci al ricordo di un neorealismo ormai morto anche nei ricordi o osannando prodotti mefitici che ammorbano le sale ma che sono il linea col fetore della realtà televisionata.

Avremo poi i soliti mille grandi poeti, uno più bravo dell’altro, che si contenderanno senza esclusione di colpi i più noti premi nazionali e qualche riga sul Corsera o la Repubblica facendo merce di sé stessi, visto che non riescono a far merce dei versi o rintanandosi nelle oasi snobistiche dei giornali marginali aspettando il colpo di fortuna e la leccatina giusta per ergersi a vati pontificanti.

 

Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. 

postato da enricocer alle ore 12:03 | link | commenti (21)
categorie: cultura, poesia, politica, testi, ecologia, , societĂ , 2008, enrico cerquiglini

Commenti
#1   31 Dicembre 2007 - 13:19
 
dire che sei pessimista, è dir poco!!!

io, non sapendo un granché delle leggi universali, ti mando un universale e sincero augurio di buona sopravvivenza in tutta questa cloaca che hai tratteggiato.

gugl
utente anonimo

#2   31 Dicembre 2007 - 13:31
 
Cazzo, Enrico, io giĂ  per conto mio... Se poi ti ci metti anche tu!
Comunque abbi - almeno quello, perché per il resto non so come faremo a continuare a vivacchiare, noi due, non solo nel 2008 -, abbi il mio abbraccio, il più grande.
gennaro
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#3   31 Dicembre 2007 - 13:38
 
direi che realista, caro Stefano. abbastanza realista, Enrico.
sottoscrivo al 90%, però, lasciandomi una piccola riserva dovuta a quel pochissimo ottimismo che mi è rimasto.
buon anno a tutti, che ora vado a comprarmi l'almanacco nuovo, giusto per tirare avanti un altro po', fare finta di sognare.
sentire quella voce da lontano?......."Almanacchi!"
red
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#4   31 Dicembre 2007 - 13:44
 
Indubbiamente apprezzabile lo sforzo analitico. Molto meno un pessimismo cosmico, per rimanere in tema Leopardi, che a mio avviso non aiuta certo a migliorare le cose e, per dirla tutta, sa un pò di moralismo e di pedanteria,
senza vena polemica,

buon anno
utente anonimo

#5   31 Dicembre 2007 - 13:53
 
Il problema per me è se riuscirò, se riusciremo, ad affiancare a tale pessimismo della ragione, così vero così giustificato, un ottimismo della volontà che, lungi dal rinchiuderci nel nostro asfittico privato, riesca in qualche modo ad incidere ancora su una pur minima dimensione pubblica e sociale. Ne saremo capaci? Non so, ma è questo l'augurio che rivolgo a te e a tutti per il 2008.
Un caro saluto da Ghismunda
utente anonimo

#6   31 Dicembre 2007 - 13:59
 
Avremo anche un anno nuovo sotto il segno dei "topi" di fogna, mascherati col doppiopetto.

Ma saranno sempre bestie schifose, che però ci mostreranno in Tv, imbellettati e curati, con la prosopopea di sempre, con la saccenza eterna e col pontificare facile.

Ne saremo felici, li seguiremo con attenzione, gioiremo e piangeremo con loro, perché noi non siamo peggio di loro, né la loro antitesi di contro: siamo solo succubi rassegnati e costernati di fogne illegali che per abitudine abbiamo accettato come il contrario della loro essenza.

Benediko
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#7   31 Dicembre 2007 - 14:38
 
Approdata qui per copincollare il bannerone d'auguri per quest'anno penso che te lo spedirò via mail (che è meglio!)

Il quadro qui delineato è sconfortante ma quanto c'è di vero? tantissimo, solo che è vedere tutto dalla parte del nero, poi c'è l'altra faccia della medaglia quella che coniano/colorano/incidono/scolpiscono le persone che, consapevoli di tutto ciò, si danno da fare per contrastare. Perchè ce ne sono...vero? Io dico di si.
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#8   31 Dicembre 2007 - 14:45
 
Sai che ti dico?Vuoi raggiungermi nell'oasi metafisica? Dopo essere stati realistici e aver denunciato tuttoil denunciabile, ritiriamoci nel nostro ideale mondo e fottiamocene
alla grande! Il tuo amico LL'Atreo Minore
utente anonimo

#9   31 Dicembre 2007 - 15:43
 
purtroppo hai ragione... ma tanto denunciare lo schifo del mondo non serve... forse è meglio guardare le zoccolette sculettanti ed accettare la lobotomia di massa...
buon anno,
alessandro
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente alessandroghia

#10   31 Dicembre 2007 - 17:02
 
certo le prospettive non sono buone, ma dai tempi di Leopardi qualcje momento buono l'abbiamo avuto, grazie a Dio. Su nolte cose sono d'accordo, su altre un pò meno. Rimane il fatto che si può sempre dare la colpa agli altri: sono abbastanza convinto di quello che si dice in giro: che il popolo italiano ha la classe politica (e altro) che si merita per la sua non-storia e la sua non-cultura. Diamoci da fare, insomma...
un abbraccio a tutti e auguri (facciamoli, non si sa mai)
G.Cerrai
utente anonimo

#11   31 Dicembre 2007 - 17:05
 
sorry; svariati refusi, di cui il principale: "non si può dare sempre la colpa agli altri"...
G.cerrai
utente anonimo

#12   31 Dicembre 2007 - 17:58
 
Sappiamo bene dalla Storia che gli Italiani sono un gregge facilmente pilotabile, ed è per questo che abbiamo una classe politica geriatrica e marcia. Lo stesso discorso vale per la cultura: non ci sono scrittori né poeti ma solo esseri striscianti iscritti a partiti. Tutto avviene nei salotti televisivi dalla politica alla pseudo-cultura, tra le cosce ornamentali delle bonazze di turno e i lecchini dei potenti. Certo, il panorama fa schifo. Siamo controllati tramite cellulari e PC, siamo pedine di scarso valore. Però continuiamo a pensare con la nostra testa, scriviamo la nostra indignazione, il nostro disgusto, la rabbia. Che altro si può fare? Gabriella
utente anonimo

#13   01 Gennaio 2008 - 10:00
 
Terribilmente realista, sono le uniche due parole che mi affiorano in mento dopo aver letto queste riflessioni..
Auguri a tutti.
utente anonimo

#14   01 Gennaio 2008 - 14:27
 
Concordo e sottoscrivo in toto questo tuo lai un po' Pasolini, un po' Guccini ma molto Cerquiglini di Capodanno Enrico!
Io - nel mio piccolo - non mi arrendo a lottare per un mondo migliore ma, ahinoi, la guerra è impari e la lotta è strenua...
Buon anno in famiglia e coi cari affetti!

Un saluto caro

Luca Ariano
utente anonimo

#15   02 Gennaio 2008 - 09:44
 
Caro Enrico, e come darti torto? La tua invettiva al "secol superbo e sciocco" è difficile da contraddire, come pure è difficile insinuarvi un tenue bagliore di pavida speranza. Epperò ...
Se le cose stanno proprio così non ci sarebbe bisogno di commentarle e tu stesso non le affideresti ad uno spazio aperto e pubblico, non concluderesti la tua mail con "... per un anno che vorrei migliore per tutti", a meno di non doverti considerare un maligno mentore teso ad inquietare gli animi con malvagie promesse, davanti al baratro di senso che affidi al futuro.
No, io penso piuttosto che come l'insuperato Giacomo neanche tu sai rinunciare alla pietas che consente a noi, esseri spaesati, cittadini d'un multiverso sempre meno afferrabile e comprensibile, di vedere tratti di bellezza e bontà sia pure casuali e involontari, come la piccola profumata ginestra che fonda, col suo umile esistere, la possibilità stessa della poesia a cui certo non ti senti estraneo. D'altra canto, se è importante non soggiacere alle illusioni ("dell'intelletto, non dell'immaginazione") e considerare la realtà "nulla al ver detraendo", è altrettanto vero - a mio giudizio - lasciare uno spazio pur piccolo al dubbio che insinua un'impronta non lieve dell'aborrito antropocentrismo nel disegno del mondo che ci hai fatto e a cui con ragione aderiamo. Saper guardare è una qualità importante ma può condurre ad una frantumazione prospettica invece che ad una sereno se pur doloroso (consentimi l'ossimoro) distacco, che consenta di osservare non la vita ma i viventi, come persone e non maschere. Forse penso questo perchè ho fatto a lungo l'insegnante e ho maturato l'idea che chi ha messo al mondo figli e/o ha a che fare - variamente - con anime giovani non può permettersi il lusso del nichilismo e della de-sperazione.
Ti voglio bene, Silvana.
utente anonimo

#16   02 Gennaio 2008 - 15:28
 
Questo canto funebre ha il vestito giusto, perchè non c'è autocompiacimento e tanto meno senso di catastrofismo.
Parafrasando i due politici che finiscono in (oni!!!), non voglio prolungarmi, essi rappresentano la stragrande maggioranza del pensiero unico. Le riflessioni di Enrico non sono moraliste ma evidentemente è il frutto di quello che accade da più che un decennio e la deriva che lui mostra non è che la realtà. REALTA' alla quale le persone illuminate e non si sono aggrappate, visto che pensano al "sogno americano".
In un suo racconto Saramago sognava che la gente non andava più a votare, visto che è l'unico pezzo di carta che gli riconoscono.
Sarei piĂą propenso al crollo dei mercati e delle merendine, il panico sveglia i cervelli. E chissĂ  se.......
Un abbraccio a te Enrico.
Michele
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#17   02 Gennaio 2008 - 16:03
 
Caro Enrico,
Personalmente
per l’ eccesso spregio dei bisogni
per le luminarie mangiatrici di energia
per le morti bianche, nere e mafiose
per la malasanitĂ  e la mala-politica
per i proiettili vaganti nei venti violenti
per il Messaggio soffocato dalla farsa
non ho mandato gli auguri del Natale
però imbastirò speranza e tolleranza
nei corpi che mi crescono vicini.

Un abbraccio

Sandra
utente anonimo

#18   02 Gennaio 2008 - 18:57
 
Ringrazio tutti coloro che hanno commentato. Vorrei aggiungere alcune considerazioni. Non mi sento pessimista, non lo sono, ma non sono neanche perché credo, al di là di alcuni spunti sarcastici, che la realtà che ci circonda sia quella che ho abbozzato. Non credo neanche che tutto sia irreversibile o quasi: so però che lo può e lo sta diventando. Servirebbe una reazione forte dei popoli e tale reazione non si vede, nemmeno all’orizzonte. C’è un servilismo avvilente al potere, dal locale al nazionale al planetario. Che fare? La parte propositiva, lo sappiamo tutti, è la più complessa da abbozzare, non perché non la si abbia ben chiara bensì per la disgregazione che ha colpito ogni istanza sociale. Certi sostengono che ognuno dovrebbe agire prima di tutto su se stesso e sul proprio microcosmo. Nobile intento e ritengo che se avessimo a disposizione un paio di secoli potrebbe anche dare risultati parziali ma positivi. Non abbiamo però a disposizione tutto questo tempo. Forse servirebbe come suggerisce Michele un crollo dei mercati ecc. per svegliare i cervelli ma la storia ci insegna che il male del sistema finisce per proporre rimedi ancora peggiori (ci ricordiamo del nazifascismo successivo alla crisi del 1929?). Credo che sia venuta l’ora di liberarsi dei massmedia, televisioni in primis, e dei teledivulgatori del pensiero unico.
Bisogna imparare a vedere il male dove si annida: non è pessimismo è coscienza della realtà (irrealtà), è cominciare quanto meno a cercare una cura.
Cara Silvana il nichilismo non è un lusso, è la naturale conseguenza di una civiltà che ha perso il senso del proprio agire: il senso e il fine. L’amato Leopardi, ne “La ginestra”, propone un consorzio umano onde evitare di sommare al male destinatoci dalle immutabili leggi naturali il male di cui è capace l’uomo verso i propri simili. E da lì credo che si possa ancora ripartire per un riscatto umano e sociale. Questo non ci metterà al riparo dal nihil ma…

Enrico
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente enricocer

#19   03 Gennaio 2008 - 06:55
 
Analisi spietata, ma lucida, cosi' lucida da fare quasi male.....cmq, auguri lo stesso, lasciamoci sorprendere da un filo di speranza...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mary17

#20   22 Gennaio 2008 - 15:25
 
caro enrico,
sai che 'mi sembra' di aver scritto
una x una, tutte le righe del tuo scritto? Cosa vorrĂ  dire?
La Situazione è tanto.. come la scrivi, da esserlo x tutti/universale.
tuo Vittorio Cielo
utente anonimo

#21   23 Gennaio 2008 - 13:55
 
Lo so caro Vittorio, eppure non bisogna soccombere senza lottare,
un caro saluto
Enrico
utente anonimo

Commenti

Chi sono

Utente: enricocer
Nome: Enrico Cerquiglini
Sono nato a Montefalco (PG) nel 1962, vivo a Gualdo Cattaneo (PG). Sono tra gli organizzatori del Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”. Miei scritti sono apparsi in diverse riviste, anche straniere, e in atti di convegni. In poesia ho pubblicato: Le correnti della landa, Roma, Gabrieli, 1982; Vendette azteche, Udine, Campanotto, 1994, Ballate B.I.T., Perugia, Grafiche 84, 1997, Tra nebbia e fango, Udine, Campanotto, 2006 e Fine attività (damnatio memoriae), Lulu, 2008. Altre pubblicazioni: Pier Paolo Pasolini - Uccellacci e uccellini (Dalla sceneggiatura alla realizzazione cinematografica), Udine, Campanotto, 1996 (saggistica) - La voce dolce di resa, Ascoli Piceno, Stamperia dell'Arancio, 2000 (antologia), Vicino alle nubi sulla montagna crollata, Udine Campanotto, 2008 antologia curata insieme a Luca Ariano), Lacerti critici, Lulu, 2007 (saggistica). e-mail: enricocer@libero.it Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

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