Passo la serata a guardare un western all’italiana in cui tutto sembra chiaro:
il bene, il male, il chiaro, lo scuro. Simboli semplici per un mondo semplificato
lacerato dal fischio di un treno a vapore, con canti messicani di una revolución
girata per il mercato. Prosperava negli anni '70 l’industria guevarista-dylaniana
prima di restituire una generazione dilaniata e una prostata straziata da tequila
sale e limone. Bastava poco: un sombrero, un vamonos, una chitarra e un libro
per fare un mondo nuovo e una buona dose di vaselina per spiriti aperti al mistero.
Ma, tornando alla serata, dopo aver sfogliato un saggio di Deleuze e riassaggiato
un'ottava del Tasso, Torquato non Tarquinio – come seria mi ha detto una giovane
allieva – e messo a letto il gatto raffreddato e gli acari acciaccati dal peso di millanta
libri ronzanti, preparerò un giaciglio di ultimissime e uno strato di acqua e farina,
per rendere meno affamati i sogni, mi disporrò al meritato riposo di chi posa
stremate le membra e poggia la testa sul groviglio dei giornalieri del mattino.
Non prendo tisane, né vin brulé, forse un sorso di acqua di fiume e un’ultima
sigaretta ch’è già la prima delle nuove ventiquattrore. Domani sentirò parlare
di pessimismo storico cosmico depressivo ipertensivo cercando di sbrigliare
una logica tra parole nebbia e vento. Lontano, forse, qualcuno alleva quaglie
da vendere come selvaggina di stagione o sfoglia fiori per scoprire d’essere
o non essere amato e nell’amore/nel disamore, ornerà/disornerà le membra,
altri racimolerà il necessario per attraversare il Sahara senza cammelli e acqua
in compagnia di tuareg e di piste pubblicitarie. Sono tornato da anni da strade
polverose e fredde ed ora il viaggio mi batte sotto le ciglia e lo confondo spesso
con il tuo corpo che conosco e cerco e ritrovo sempre nuovo, sempre pianeta
da esplorare e abitare. L’essere stato isola deserta ripara dai vergini rancori
che squamano la giovinezza e proietta in una dimensione che chiamare terza
denunzierebbe presunzione e attaccamento morboso alla ragnatela che uccide.
Non temere scherzi volontari, quando partirò – e lo farò senza avviso né bagaglio –
sarà a malincuore, ma non fingere sorpresa, era nelle cose prima che nei giorni.
Un po’ come nel western di stasera, il duello è sempre un rischio, anche per chi
guidato da atavica curiosità assiste inerme e nemmeno prova a schivare il colpo.
