Posso raccontare aneddoti della mia vita o inventartene alcuni per divertirti
o per costruire un’immensa barriera di ragionamenti, versi e dubbi esistenziali,
cementati con argomentazioni argute o posso balbettare lacerti di proposizioni
guardando con finto interesse l’evoluzione delle nubi e il fumo dell’inceneritore
o l’incedere dell’elefante ubriaco. Ma tu non propinarmi masticate consolazioni
evangeliche ed elucubrazioni sul libero arbitrio, non spacciarmi per divine
scritture di vino, strutture malcerte. Non so se mai capirai che tutto è umano:
ogni gesto, ogni parola, ogni verso, ogni bibbia, ogni dio. Son favole create
per dare risposte a domande non sempre poste: gabbie di potere, strumenti
di dominio. “Si, ma lo spirito?” – vorrei ridere a questo punto, ma le zanne
che mordono i calcagni mi trasmettono brividi di morte – “Già, lo spirito,
l’anima e l’aldilà e il premio di produzione e il pacco dono per Natale e un paio
di galoches e un cinto erniario e profilattici e latte in polvere e broncospasmi…”
Perché vuoi vendermi la tua falsità per sottrarmi alla mia? Otto ore di fabbrica
tolgono ogni fantasia, anche erotica, e la morte non è da meno, ma frena almeno
questa deriva in un silenzio che non chiosa. Non illuminarmi col tuo buio,
né cercare in me brandelli di divino, tracce di santità o di misticismo, guardami,
se vuoi, come si guarda un ponte non ricostruito o una officina dismessa,
ma risparmiati pietismi e quell’aria di sufficienza da preservativo bucato
e quella serenità da ecstasy andata a male. Credi se ti fa piacere in quel che vuoi:
un dio, l’omino della Michelin, Biancaneve, “chi beve birra campa cent’anni”,
le leggende metropolitane, i miracoli di fra’ Cipolla, all’atomica che uccide
solo gli infedeli, alla guerra santa, alla teoria del cavolo, credi ma non dare
agli altri i tuoi sogni semidigeriti, le ricette per una salvezza fai da te o l’olio
che risana da ogni male e che apre le cosce della felicità eterna. Essere piccoli
spaventati ectoplasmi non permette di rimandare a domani ciò che si ignora
e sopportare un dolore che attraversa il cervello per anni non lascia margini
a previsioni dei cieli. Siamo costruzioni umane e tutto il nostro pensiero
è umano strazio, anche il tuo taumaturgo è spettro umano di carne umana.
Carne pensante che si trascina in pensieri e parole di carne, sangue nell’aria,
urine in terra, sogni muscolari, cellule che si combinano e mostrano al mondo
il tutto umano esserci, il fiato umido di versi quasi perfetti, del tutto umani.
Enrico Cerquiglini
